Elon Musk ha aperto ufficialmente il cantiere per un importante progetto. Non si tratta di un inedito prodotto o di un nuovo impianto industriale, bensì di un'operazione di natura prettamente finanziaria: la fusione tra Tesla e SpaceX.
L'aggregazione è oggetto di speculazioni borsistiche da ormai diversi mesi e in particolare da quando l'azienda aerospaziale ha avviato l'iter per la quotazione a Wall Street. Finora Musk non si era sbilanciato più di tanto, ma questa notte, durante la conference call sui risultati trimestrali della stessa SpaceX, ha fatto importanti aperture su un'operazione dalle enormi implicazioni.
In particolare, un analista ha chiesto esplicitamente quali siano i pro e i contro della possibile fusione e gli ostacoli da superare prima di procedere con l'integrazione. La risposta di Musk è stata improntata alla massima cautela, ma non ha mancato di fornire tutta una serie di indicazioni favorevoli, a partire dalla conferma che il dossier è già sotto un attento esame.
"Questa è una domanda che mi fa sentire come se dovessi muovermi con estrema cautela, quasi come se stessi camminando in un campo minato; devo quindi scegliere le parole con molta attenzione. Sia SpaceX che Tesla hanno istituito dei comitati speciali, su richiesta degli azionisti, per discutere questa ipotesi", ha replicato Musk, sottolineando che "i comitati sono composti da amministratori indipendenti" e quindi non lo vedono partecipe a causa del "potenziale conflitto di interessi" legato alla sua posizione di azionista e timoniere delle due aziende.
"Non credo si debba dare tutto per scontato: alcuni ritengono che una fusione tra SpaceX e Tesla sia una certezza, ma credo che sia un'affermazione eccessiva. Sarebbe una buona idea? Sì", ha proseguito l'imprenditore, non senza sottolineare l'importanza di alcuni passaggi autorizzativi: "In ultima analisi, è necessario il sostegno degli azionisti. Per quanto riguarda Tesla, in particolare, occorrerebbe il voto favorevole del 50% di tutte le azioni, non solo di quelle rappresentate al momento del voto, ma dell'intero capitale azionario".
"Si tratta di un traguardo abbastanza difficile da raggiungere", ha avvertito Musk. A tal proposito, però, va ricordato come l'anno scorso l'assemblea degli azionisti abbia espresso un sostegno totale alle strategie di Musk, votando a maggioranza il contestato e controverso pacchetto retributivo dal valore di mille miliardi di dollari.
In ogni caso, Musk non ha mancato di porre in evidenza un aspetto già messo in luce da alcuni analisti borsistici, ossia i tanti progetti congiunti (un esempio sono i razzi sviluppati da SpaceX per la nuova Roadster oppure la grande fabbrica di semiconduttori per l'intelligenza artificiale che sarà realizzata in Texas).
"Al momento - ha spiegato - posso dire che i comitati speciali non hanno ancora trovato un accordo sui termini di un'eventuale operazione; ovviamente, non vi è alcuna garanzia che ciò avvenga. Ritengo tuttavia che l'unione delle due società offra notevoli vantaggi e che se ne possano trarre molti benefici, dato che ci troviamo, in sostanza, alle soglie della singolarità legata alla superintelligenza. Esistono grandi opportunità di sinergia nello sviluppo di software superintelligenti, nella progettazione di chip, nel progetto Terafab, nella robotica e nel trasporto di massa in orbita, anche attraverso la costellazione Starmind".
Detto questo, la fusione ha senso anche per lo stesso Musk perché gli consentirebbe di raggiungere il suo obiettivo di ottenere un maggior controllo della società frutto dell'aggregazione: oggi ha un potere quasi pieno su SpaceX, mentre in Tesla il suo raggio d'azione è più limitato.
Non mancano implicazioni di natura prettamente finanziaria (Tesla vale in Borsa circa 1.500 miliardi di dollari e SpaceX quasi 2.000 miliardi e di conseguenza la loro fusione sarebbe una delle maggiori operazioni di integrazione nella storia delle Borse) e ovviamente politica: Musk, già di suo considerato una figura controversa non solo negli Stati Uniti per le sue posizioni su temi quali i flussi migratori o le droghe, attirerebbe su di sé ancora più attenzioni e potrebbe subire maggiori pressioni "regolatorie", ancor di più nel caso di una vittoria dei Democratici alle prossime elezioni di medio termine.