Cosa ne pensa dell'intesa tra Cina e Unione Europea riguardo ai limiti alle importazioni di ibride?
Credo che l'attuale approccio negoziale dell'Unione Europea nei confronti della Cina miri a stabilire condizioni di concorrenza leale; da questo punto di vista, l'intesa è benvenuta. In sostanza, si vuole evitare la concorrenza sleale. Se si parla di concorrenza leale, tutto dipende dal nostro impegno nel realizzare auto migliori e nell'offrire la soluzione ottimale al cliente: è una questione che riguarda il nostro lavoro, e per noi va bene così. Dal punto di vista del cliente, la varietà di soluzioni proposte dai vari costruttori e marchi è in costante crescita; il cliente ha quindi una scelta sempre più ampia, il che è un bene. Se il contesto è quello di una concorrenza leale, per noi non ci sono problemi.
Quanto è forte la pressione commerciale dei cinesi sui costruttori già affermati in Europa, come la stessa Toyota?
Attenzione a non fraintendere: noi di Toyota non sottovalutiamo mai i costruttori cinesi. Producono buone auto e, inoltre, sono molto competitivi sul fronte dei costi. D'altro canto, nella Cina continentale abbiamo una certa presenza e, fortunatamente, dei clienti. Disponiamo inoltre di un centro di ricerca e sviluppo (R&S) e di una joint venture dedicata alle attività produttive. A tal proposito, collaboriamo con un produttore locale, il che ci permette di comprendere come si sviluppano le tecnologie a basso costo. Possiamo imparare da questo ambito e trasferire tali conoscenze al di fuori della Cina, migliorando così la nostra competitività globale. Credo che questo rappresenti un punto di forza di Toyota come azienda globale: siamo presenti ovunque – in Europa, Stati Uniti, Giappone, Asia, Africa e Medio Oriente – e questo portafoglio di attività costituisce un vantaggio concreto. Dunque, anche nel caso della Cina, si tratta di un'opportunità di apprendimento.
Quali margini di sviluppo vedete in Europa per la tecnologia dell'idrogeno, in particolare per quanto riguarda le fuel cells?
Per quanto concerne l'idrogeno, riteniamo di disporre di una tecnologia di prim'ordine, specialmente nel campo delle celle a combustibile. Abbiamo già annunciato una collaborazione che ha portato alla creazione di Cellcentric, una joint venture che vede coinvolte Daimler, Volvo e Toyota. Si tratta di un approccio tecnologico basato sulla cooperazione. In un'ottica di sicurezza energetica, guardando al futuro - non alla nostra generazione, ma a un orizzonte di 50 o 100 anni - è certo che le energie fossili scompariranno. In questo scenario, l'elettrico rappresenta uno dei pilastri fondamentali. Tuttavia, l'energia elettrica presenta alcuni svantaggi. Si pensi, ad esempio, allo stoccaggio: la capacità di accumulo dell'energia elettrica è, di fatto, decisamente inferiore se confrontata, per esempio, al petrolio stesso. Anche per quanto riguarda la capacità di trasporto: per trasferire elettricità dal punto A al punto B, è necessaria un'infrastruttura specifica. L'idrogeno, invece, può essere gestito come un liquido o, comunque, in uno stato diverso. Può cambiare forma. Proprio come avviene con i gasdotti, nel caso dell'idrogeno liquido, è possibile sfruttare le infrastrutture esistenti. Riteniamo che questo sia un pilastro fondamentale. Dunque, in futuro, avremo sia l'idrogeno che l'elettricità.
Tuttavia, al momento, per quanto riguarda le celle a combustibile, vi state concentrando sui veicoli pesanti.
Oggi, il problema principale per la creazione di una "società basata sull'idrogeno", è l'elevato costo dell'idrogeno stesso e la carenza di infrastrutture. In questo contesto, i mezzi pesanti e, più in generale, il settore industriale, rappresentano un ambito in cui l'idrogeno viene utilizzato su larga scala. Se riusciremo a creare le condizioni infrastrutturali adeguate e a rendere l'idrogeno competitivo in termini di costi, si apriranno le porte anche al mercato delle autovetture e dei clienti privati. Siamo pronti a introdurre dei prodotti; disponiamo della tecnologia e stiamo preparando alcune soluzioni, anche se non posso scendere nei dettagli. Inoltre, stiamo sperimentando, nell'ambito delle nostre attività sportive, un motore a combustione a idrogeno.
Avete avviato progetti sperimentali con Repsol sui biocarburanti. State conducendo trattative con altre aziende, come ad esempio ENI in Italia?
Al momento non c'è nulla di così concreto. Ma noi siamo sempre aperti. Per quanto riguarda i carburanti rinnovabili – che si tratti di biocarburanti o carburanti sintetici – credo che il settore offra diverse soluzioni. Per questo motivo, ci rivolgiamo anche alle istituzioni governative: esistono svariate opzioni. Si pensi, per esempio, all'approccio del Brasile verso la neutralità carbonica incentrato proprio sui biocarburanti. È chiaramente una delle strade percorribili per la decarbonizzazione. Il percorso verso un mondo a zero emissioni di carbonio non segue un'unica direzione. Puntare esclusivamente sui veicoli elettrici a batteria non ci convince: dipende dalla situazione del singolo Paese. Anche i biocarburanti rappresentano una soluzione, così come l'idrogeno.